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24 EDOARDO AMALDI
Ebbene quegli storici dell'avvenire segneranno nei loro libri che il nostro Paese non
è stato assente da questo movimento ma vi ha partecipato e contribuito in maniera·
essenziale, e questo principalmente ad opera di Enrico Fermi.
In questo mezzo secolo di straordinario sviluppo delle scienze Fisiche si svolge e si
chiude la vita di Enrico Fermi, in questo ultimo trentennio egli contribuisce con numerose
scoperte, teoriche e sperimentali, alla formazione e creazione stessa dei vari nuovi capitoli
della fisica.
Ma se questo è ciò che verrà scritto nella storia della scienza, della cultura del nostro
Paese figureranno anche altri aspetti di Enrico Fermi, oltre quello di profondo scienziato
e di geniale ricercatore.
La sua opera di maestro che, ovunque, egli ha prodigato durante tutta la sua vita,
ha certamente avuto una importanza particolare in Italia. Senza Enrico, Fermi, le nuo-
ve concezioni fisiche, che si andavano formando in altre parti d'Europa e del Mondo,
sarebbero penetrate ancor più a fatica e assai più tardi nel nostro Paese.
Egli iniziò la sua opera si può dire senza maestri, spesso con oppositori e fu grazie al
suo ingegno e alla sua tenacia se riuscì ad affermarsi ed alla forza del suo esempio se altri
lo seguirono.
Enrico Fermi nacque a Roma il 29 settembre 1901 da Alberto e Ida De Gattis, terzo
di tre fratelli, dei quali la prima, Maria, divenne ed è tuttora professoressa di lettere in
un ginnasio di Roma, mentre il secondo, Giulio, morì adolescente nel 1915.
Il padre, di origine piacentina, era impiegato del Ministero delle Comunicazioni, il che
diede la possibilità ad Enrico Fermi di venire in contatto, in giovanissima età, con vari
ingegneri delle ferrovie; e alcuni di questi, colpiti dalla sua eccezionale attitudine per la
matematica, cominciarono a prestare a Enrico Fermi quindicenne vari libri scientifici di
carattere universitario che egli leggeva con facilità ed apprendeva rapidamente.
In quell'epoca si legò di amicizia con un altro ragazzo quasi coetaneo, Enrico Persico,
con il quale aveva in comune la passione per i problemi scientifici. I due ragazzi si
incontravano per discutere e scambiarsi idee sui loro studi che alimentavano andando in
cerca, per bancarelle e rivenditori di libri usati, di trattati di matematica e fisica.
Compiute le scuole medie a Roma, egli entrò, in seguito a concorso, allievo interno
della Scuola Normale di Pisa ove si laureò nel 1922 con una tesi sperimentale sulla
riflessione dei raggi X da parte di superfici cristalline incurvate.
Ma nel frattempo aveva già cominciato a pubblicare vari lavori di carattere teorico su
questioni di elettro dinamica e relatività. Risale per esempio a quell'epoca il calcolo della
massa elettro dinamica di una carica elettrica in moto, che fino ad allora veniva dedotta
con un procedimento non corretto.
Subito dopo la laurea si recò a Gottinga con una borsa di studio del Ministero della
Pubblica Istruzione, che gli permise di proseguire i suoi studi e di allargare la sua cultura
restando, per circa sei mesi, nell'Istituto di Max Born proprio nel periodo in cui in
Gottinga andavano maturando alcune delle idee che pochi anni dopo avrebbero sfociato
nella meccanica quantistica. In quel periodo a Gottinga Fermi incontrò vari giovani fisici
come Heisenberg, Pauli, Jordan, che nel giro di pochi anni dovevano diventare i più
diretti artefici delle nuove concezioni.

